Giovedì, 06 Maggio 2021 14:55

Narrazione a scuola: per un approccio olistico all’educazione

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Da quando viene utilizzata la narrazione? Perché è diventata un elemento centrale per l’educazione? Come può favorire l’apprendimento? L’importanza di un approccio ampio per lo sviluppo dei nuovi linguaggi.

Nello scorso blog dedicato al mondo della scuola abbiamo parlato di che cos’è il pensiero computazionale e come favorirlo nei bambini, introducendo il tema del coding e i princìpi alla base del progetto di ricerca i-Code: un sistema narrativamente orientato di coding tangibile e collaborativo.

Nell’articolo di oggi approfondiremo un aspetto centrale del progetto Scuola, quale approccio caratterizzante delle nostre soluzioni, ossia l’utilizzo della narrazione per favorire l’apprendimento e lo sviluppo dei nuovi linguaggi.

L’arte di raccontare storie è una forma espressiva antica quanto l’uomo, da sempre utilizzata e comune a tutte le culture. Possiamo considerare i primi esempi di narrazione (o storytelling) già le incisioni rupestri scavate sulla roccia, le storie epiche raccontate in Grecia, le composizioni di Shakespeare, fino ad arrivare alla televisione e ad internet.

Fonte immagine: https://iversity.org/blog/storytelling-iversity/ 

La narrazione è dunque una necessità connaturata e una cifra fondante per gli esseri umani, in quanto permette di favorire i processi di attribuzione di significato ai fenomeni del mondo, accompagnando lo sviluppo identitario e collettivo. È una forma comunicativa da sempre sfruttata per la negoziazione, la condivisione e la trasmissione delle tradizioni, dell’identità culturale, del sistema di valori, dei simboli e delle idee. La sua importanza viene oggi riconosciuta da molte discipline, tra cui la sociologia, la psicologia, la neuropsichiatria infantile e la pedagogia. Lo psicologo Jerome Bruner sostiene, ad esempio, che la nostra mente è predisposta a tradurre le esperienze in termini narrativi: le storie sono quindi veri e propri modelli interpretativi della realtà (si veda, ad es., Bruner J. (1996) “La cultura dell'educazione”, Milano, Feltrinelli, 2000 p. 26).

Storytelling a scuola

Perché la narrazione è una tematica importante per la scuola e per l’apprendimento?

In ambito educativo, la narrazione risulta centrale per molti aspetti differenti. La progettazione, la creazione e il confronto con gli altri per l’ideazione di una storia, permette di stimolare l’immaginazione e la creatività dei più piccoli, favorendo allo stesso tempo la capacità di apprendimento. Alcuni studi mostrano inoltre come l’utilizzo di questa metodologia permetta di migliorare la capacità di comprendere e ricordare le tematiche affrontate.

Lo storytelling favorisce inoltre lo sviluppo dell’identità dei bambini, dell’autostima e rende i soggetti attivi durante tutto il momento formativo. Lavorare in gruppo può far emergere dinamiche di cooperazione, confronto con gli altri e conflitto, permettendo di lavorare su questi aspetti partendo proprio da quest’attività. Vengono inoltre introdotti, all’interno delle attività formative, aspetti ludici, apportando giochi educativi nei percorsi di apprendimento. Lo storytelling porta ad imparare divertendosi!

Grazie all’immedesimazione nei personaggi creati o raccontati, aiuta anche a sviluppare una maggior consapevolezza emotiva, rafforzando l’identità del singolo e di gruppo. La letteratura mostra inoltre come possa aiutare per la riduzione dei rischi dovuti al deficit di attenzione e apprendimento.

Come evidenziato nell’infografica soprariportata, la tecnologia ha affiancato a quelle esistenti (quali, ad esempio il teatro) nuove forme assai diverse di raccontare storie: dalla visualizzazione in televisione, fino all’uso di internet e della realtà aumentata. In ambito educativo è importante venga utilizzata come strumento per la creatività, potenziando la collaborazione con gli altri, le possibilità creative, la semplicità d’uso, la condivisione delle creazioni, e di conseguenza gli aspetti educativi. Questo permette inoltre di avvicinare i bambini e i ragazzi ai nuovi linguaggi di tipo audiovisivo e multimediali, favorendo inoltre le nuove competenze del 21° secolo.

L’uso della narrazione per l’interdisciplinarietà

La narrazione consente di sfruttare e promuovere lo sviluppo di più alfabeti e linguaggi differenti, nutrendo al contempo diversi tipi di intelligenza, il pensiero logico e quello analogico/metaforico.

A partire da una prospettiva completamente diversa, in questa direzione va, del resto, l’approccio STEAM; acronimo che sta per Science, Technology, Engineering, Art, Mathematics. Nel sistema educativo di stampo inglese/americano, di orientamento fortemente pragmatico, si era andato da tempo affermando un approccio denominato STEM ossia Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Questa metodologia ha preso piede a metà del 2000, come nuova formula educativa per preparare gli studenti ai nuovi lavori del millennio che si iniziavano a delineare all’orizzonte, dove centrali sono la tecnologia e l’innovazione. È un approccio interdisciplinare che pone al centro le attività laboratoriali, consentendo di mostrare nel quotidiano come possa essere utilizzato il metodo scientifico. Proprio per queste caratteristiche, permette di sviluppare al contempo il pensiero computazionale e il problem solving.

In seguito - si potrebbe pensare in parte per rimodulare un approccio forse troppo unilaterale, in parte probabilmente per rivedere un’impostazione pedagogicamente assai discutibile (la missione della scuola, specie nei primi cicli, non è certo quella di preparare alle competenze professionali/lavorative ma di promuovere la crescita di individui liberi e consapevoli, in grado di instaurare relazioni sane e durature - nel 2007 la ricercatrice Georgette Yakman promosse l’idea di aggiungere l’Arte, intesa in senso ampio come espressione artistica e creativa, materie umanistiche e Design, all’interno delle discipline scientifiche, coniando l’acronimo STEAM. Insomma, secondo questa lettura si erano “dimenticati” l’arte e la cultura umanistica!

Il risultato è però che STEAM, quale evoluzione di STEM, è davvero un approccio rilevante, in quanto olistico e multidisciplinare, che propone una possibile realizzazione concreta di un pensiero educativo progettuale aperto e trasversale, che coniuga aspetti umanistici e scientifici, adatto alle sfide del contesto odierno (come quello, ad es., già da tempo teorizzato di E. Morin, “La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero”, Milano, Cortina Editore, 2000). Il fine è quello di incoraggiare i ragazzi e le ragazze ad assumere nell’apprendimento un atteggiamento sistematico e sperimentale, ricorrendo al contempo all’immaginazione, alla creatività, e facendo collegamenti diversi fra le idee. Le ricerche mostrano inoltre come questo approccio stimoli molto, come ricaduta, l’interesse per gli argomenti STEM. Viene offerta infatti a tutti la possibilità di risolvere in modo creativo problemi reali, indifferentemente dal vedersi più o meno portati per le materie scientifiche.

In questa direzione si muove il progetto i-Code: la creazione di un sistema narrativamente orientato dove è possibile sviluppare anche competenze di coding, da una prospettiva narrativa.

L’obiettivo, quindi, non è quello di insegnare ai bambini a programmare. Bensì viene data invece la possibilità di giocare e di creare storie e, grazie alle risorse tecnologiche, formare nuovi linguaggi e modalità di pensiero. Questo permetterà di avvicinare al pensiero computazionale, sviluppando competenze e abilità propedeutiche utili nel presente e nel futuro, in un quadro ampio dove la creatività e la libertà espressiva sono al centro del processo.

Un approccio olistico al coding, grazie alla narrazione, permette quindi di avvicinare i bambini a un pensiero più astratto come quello del coding, sviluppando e lavorando su linguaggi diversi allo stesso tempo, permettendo di arricchire l’esperienza formativa. Non solo il pensiero computazionale, e quindi logico/matematico-scientifico, ma anche simbolico, metaforico, analogico.