Martedì, 06 Aprile 2021 06:51

Come favorire e sviluppare il pensiero computazionale nei bambini?

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Cos’è il pensiero computazionale? Perché è importante svilupparlo nei bambini? Com’è possibile farlo? In questo articolo risponderemo a queste domande e vi presenteremo il nuovo progetto di ricerca i-Code, un sistema narrativamente orientato di coding tangibile e collaborativo.

Da diversi anni ci dedichiamo a sviluppare progetti rivolti al mondo della scuola e alla Media Education per i più piccoli, con soluzioni tecnologiche a supporto nell’alfabetizzazione ai nuovi linguaggi e nello sviluppo delle competenze.

Lo strumento i-Theatre, ad esempio, è un sistema-laboratorio pensato per stimolare la creatività dei bambini grazie alla narrazione di storie, utilizzando il linguaggio multimediale e audiovisivo: dalla creazione di personaggi e sfondi disegnati su carta, al passaggio in formato digitale e alla registrazione e condivisione di un racconto animato. Scopri di più 

Inoltre, altri linguaggi sono divenuti oggi accessibili ai bambini fin dall’infanzia. Uno tra questi, sempre più riconosciuto negli ultimi tempi, è quello del coding, collegato allo sviluppo del pensiero logico-deduttivo, del metodo legato all’osservazione e ricerca scientifica, e dell’utilizzo creativo dei dispositivi tecnologici. Per questo, all'inizio dell'anno, è partito il progetto di ricerca i-Code. L’obiettivo è quello di creare un originale sistema di coding che coniugherà gli aspetti della narrazione, della collaborazione e della tangibilità, per facilitare l’introduzione al pensiero computazionale nei bambini della scuola dell'infanzia e delle elementari attraverso un approccio ludico.

Il pensiero computazionale e il problem solving

Cos'è il pensiero computazionale? Perché è importante svilupparlo nei bambini a partire dall'infanzia?

Con pensiero computazionale si intende la capacità di risolvere un problema, scomponendolo in parti più piccole e riformulandolo in sottoproblemi, permettendo la risoluzione efficace delle singole parti, e allo stesso tempo sviluppando una strategia di risoluzione verso i problemi. Un avvicinamento a questo approccio mentale già in età infantile permette di potenziare le capacità logiche e il problem solving creativo del bambino.

Questo processo mentale è strutturato in quattro fasi:

Il pensiero computazionale viene considerato la quarta abilità di base, insieme a leggere, scrivere e calcolare. Il MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca), inoltre, sottolinea come “aiuta a sviluppare competenze logiche e capacità di risolvere problemi in modo creativo ed efficiente, qualità che sono importanti per tutti i futuri cittadini”. Questo permetterà ai ragazzi di essere preparati per affrontare la società del futuro, dove la digitalizzazione sarà sempre più diffusa.

Il coding nelle scuole

Il coding, letteralmente “programmazione informatica”, nell’ambito educativo rivolto all’infanzia viene oggi comunemente definito come un approccio finalizzato all’avvicinamento dei bambini alla programmazione tramite il gioco. È composto da un ampio spettro di strategie didattiche, metodologie e soluzioni, ed è una tra le attività che permettono lo sviluppo del pensiero computazionale.

A partire dal 2022 nella scuola dell’infanzia e primaria diventerà obbligatorio il suo insegnamento attraverso attività ludiche (vedi Mozione n. 1-00117). Questo faciliterà lo sviluppo di nuovi strumenti di pensiero, di indagine e comprensione del mondo. Sarà possibile, inoltre, potenziare e supportare la creatività dei bambini, attraverso il lavoro in piccoli gruppi.

3 caratteristiche alla base di i-Code: tangibilità, collaborazione e narrazione 

Perché tangibile?

Con “tangibile” si intende un sistema dove l’utente deve utilizzare e manipolare oggetti fisici e concreti per interagire con gli strumenti digitali. Non solo “touch”, quindi, ma anche oggetti come “mediatori tecnologici”! Questo facilita il processo di apprendimento nei bambini più piccoli, a cui i-Code si rivolge, i quali non hanno ancora sviluppato un pensiero astratto completo. La tangibilità consente di apprendere attraverso l’esperienza diretta, sperimentando e scoprendo l’ambiente fisico e il mondo che li circonda. L’approccio laboratoriale dell’apprendimento esperienziale è un riferimento consolidato nella letteratura pedagogica, da Maria Montessori a Jean Piaget, che attesta l’importanza della sperimentazione, del gioco dell’esplorazione nei bambini.

Perché collaborativo?

Lavorare in gruppo permette lo sviluppo delle competenze sociali fondamentali, come l’empatia, l’autostima, la responsabilizzazione e lo spirito di gruppo. Riuscire gradualmente a mettersi nei panni degli altri favorisce lo sviluppo dell’intelligenza emotiva e la consapevolezza di sé, delle proprie fragilità e potenzialità. Le attività collaborative permettono inoltre di responsabilizzare i bambini in un percorso di progressiva assunzione di autonomia, nella sfera personale e di gruppo, in quanto ognuno ha un proprio compito ma per raggiungere un obiettivo comune è necessario portarli a termine e mettere a fattor comune i contributi di tutti (interdipendenza positiva). Favoriscono inoltre lo sviluppo della cooperazione e la capacità di lavorare insieme agli altri.

Perché narrativamente orientato?

Eppure, tutto questo non basterebbe se non fosse coinvolta la narrazione. In un periodo storico, infatti, in cui i bambini sono sottoposti in maniera quanto mai frammentaria e dispersiva a informazioni e stimoli anche in forma multimediale/audiovisiva, la narrazione permette di riportare a una dimensione di senso unitaria, coerente e coesa, le rappresentazioni della propria esperienza, attraverso l’uso creativo del linguaggio (e dei diversi linguaggi) con cui essi continuamente giocano a riscoprire e reinventare il mondo. Come riconosciuto nella letteratura pedagogica (si veda, ad es., Jerome Bruner), la narrazione, o storytelling, ha dunque un ruolo cardine per poter inserire le nuove tecnologie in una dimensione educativa di senso. Attraverso l’ideazione e il racconto di storie, i bambini attribuiscono un senso alla realtà che li circonda, grazie alla funzione simbolica che collega l’esperienza sensibile ai propri desideri, ai sogni e all’immaginario. La narrazione è dunque una risorsa inesauribile a sostegno della creatività e immaginazione: utile allo sviluppo identitario, socioaffettivo-emotivo e cognitivo in senso ampio e trasversale.

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